Chewing-gum

una produzione Kahuna Film/Room Zero

"Chewing-gum"

VINCITORE

Miglior Sceneggiatura - Premios Fosforescencia

La Parguera Cinema e Altro Film Festival 2014 (Porto Rico)

a Adriano Giotti

LA PARGUERA CINEMA E ALTRO FILM FESTIVAL 2014 (PORTO RICO)

 

GIFFONI FILM FESTIVAL 2013 - IN CONCORSO

CINECHILDREN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2013 - IN CONCORSO

FIATICORTI 2013 - IN CONCORSO

PER... CORTI ALTERNATIVI 2013 - IN CONCORSO

AMARCORT FILM FESTIVAL 2013 - FUORI CONCORSO

BIENNALE MARTELIVE 2014 - CORTOCIRCUITO - IN CONCORSO

Una prostituta abbandonata da tutti, un bambino scomparso che l'intera città sta cercando. La storia di un incontro, la possibilità di cambiare.

 

Anno: 2013

Produzione: n/d

Distribuzione: Paolo Ballarini, Patrizio Partino

Soggetto: Adriano Giotti, Francesca Renzi

Sceneggiatura: Adriano Giotti

Regia: Adriano Giotti

Cast: Francesca Renzi, Francesco Iattarelli, Manfredi Saavedra, Miss Lili Marlene, Enrico Di Troia, Simona Masini

Musiche: Nicola Linfante

Organizzazione generale: Francesco Bruschettini

Produttore esecutivo: n/d

Direttore della fotografia: Emilio Sapia

Operatore di macchina: Riccardo Barone, Filippo Bianco

Suono in presa diretta: Gianluca Gasparrini

Montaggio: Francesco Fabbri

Fonico di doppiaggio: n/d

Mixage: Paolo Ballarini

 

RECENSIONI:

 

Antonella Molinaro (Cinemio) - 27 gennaio 2014

Il cortometraggio di cui parliamo oggi è stato presentato al Giffoni Film Festival e racconta un incontro molto particolare: il titolo è Chewing-gum e ne parliamo con il suo regista, Adriano Giotti.

Adriano Giotti è nato a Firenze nel 1984. Laureatosi in Scienze della Comunicazione, nel 2008 si iscrive alla Scuola Holden dove studia sceneggiatura e scrittura e nel 2010 vince una borsa di studio che gli permette di frequentare la scuola per il terzo anno. Ha diretto diversi cortometraggi e la sua sceneggiatura per un lungometraggio (Playground) è stata molto apprezzata da Alessandro Baricco che collabora tuttora con Adriano per reperire i finanziamenti necessari alla realizzazione del film. I suoi ultimo cortometraggi, del 2013, sono Piume e Chewing-gum, di cui parliamo in questo articolo.

Presentato in concorso al Giffoni Film Festival Chewing-gum racconta, tra sogno e realtà l’incontro tra una prostituta che vuole liberarsi di una gravidanza non gradita ed un bimbo scomparso che le insinuerà il dubbio su quale sia la scelta giusta. Bravi i due protagonisti Francesca Renzi (di cui è anche il soggetto) ed il piccolo Francesco Iattarelli, la cui alchimia sullo schermo è componente importante alla riuscita del corto.

Interessante anche la scelta delle inquadrature, molto ravvicinate quasi a voler entrare nell’anima dei protagonisti soprattutto attraverso il loro viso e gli occhi sempre molto espressivi. Una buona prova del regista Adriano Giotti, già autore di numerosi cortometraggi, che sceglie di mostrare una realtà difficile e con la quale è facile scadere nella banalità.

 

Iniziamo dal soggetto del corto, tra l’altro della protagonista Francesca Renzi e di cui tu hai curato la sceneggiatura. Come siete arrivati a questa storia? E come avete collaborato nella stesura della sceneggiatura?

La storia è nata un pomeriggio di fine maggio del 2012. Io e Francesca eravamo seduti a un tavolino a San Lorenzo per un caffè e lei mi raccontò di questa sua idea, l’incontro tra una prostituta anaffettiva e uno strano bambino molto dolce che si mette a seguirla per le strade di Ostia, fino ad arrivare al mare e al finale che non voglio svelare. L’incontro tra due opposti, uno di quegli incontri che cambia la vita di entrambi perchè basato sul reciproco vedersi. Praticamente uno dei miei temi prediletti. La sceneggiatura finale invece l’ho scritta io, ma io e Francesca ci siamo confrontati continuamente, parlandone sia durante la fase di scrittura che durante le prove prima di girare.

 

Protagonista del corto, oltre a Francesca Renzi, è il piccolo Francesco Iattarelli. Come hai scelto i tuoi protagonisti? Ed in particolare come hai lavorato con il piccolo Francesco e cosa ti ha colpito di più di lui?

Con Francesca avevo già lavorato su Puddles, è una delle attrici con le quali lavoro meglio, ha una dedizione totale verso il personaggio ed inoltre il suo volto diventa speciale in video, è molto particolare proprio perché pieno di contrasti. Francesco è un talento naturale, appena l’ho visto, con i suoi occhioni azzurri, ho capito subito che sarebbe stato il co-protagonista ideale per Chewing-gum. Quello che mi colpisce di lui, che l’ho richiamato anche per un videoclip che uscirà a breve, è la sua capacità di esprimere emozioni in maniera vera, non mediata dalla razionalità. E anche il suo divertirsi nell’essere semplicemente qualcun altro per pochi giorni. Con i bambini è importante trovare la sintonia. Una volta individuata, si è a posto. Non bisogna temerli, a loro, in definitiva, come a noi, piace giocare.

 

Com’è andata la lavorazione del corto? Ci sono degli aneddoti che ti va di raccontarci?

E’ stato uno dei climi più belli nei quali abbia mai lavorato. Tre giorni, oltre venti persone tra troupe e cast, tutti giovani, usciti da scuole di cinema e con un immenso entusiasmo di stare sul set. Serietà nel momento delle riprese e tanta voglia di scherzare nei momenti di pausa. Ci siamo davvero divertiti. L’entusiasmo è tutto, quando si lavora a zero budget. E noi ce l’abbiamo messo tutto. Forse è proprio per questo che siamo arrivati al Giffoni.

Unica nota negativa è che, dato che è un corto zero budget, non si ha il totale controllo delle location e quindi si è costretti ad inventarsi soluzioni sul momento. Per farvi un esempio, la scena sulla spiaggia l’abbiamo girata ad inizio novembre, ma il termometro segnava 27 gradi. Immaginatevi la spiaggia affollata e dite addio al vostro totale cinematografico.

 

Il tuo corto ha partecipato al Giffoni Film Festival e al CineChildren International Film Festival. Qual è stato il riscontro di pubblico e critica? E ora dove potremo vedere ‘Chewing-gum’?

L’esperienza al Giffoni è stata speciale. Mi ha davvero commosso vedere oltre cento adolescenti lì solo per emozionarsi. Mi ha fatto capire di nuovo perché faccio cinema. Lo faccio per loro. Per dare loro storie che possano restargli dentro, come quelle che sono rimaste dentro di me quando avevo la loro età: al Giffoni le giurie sono composte da bambini e adolescenti, loro non guardano la fotografia, né il montaggio, loro guardano l’emozione. O arriva o non arriva. Ed è questo che deve fare il cinema. Emozionare. Il resto è solo studium, come direbbe Barthes. A me invece interessa il punctum. E anche agli spettatori.

 

Infine uno sguardo al futuro. So che una tua sceneggiatura per un lungometraggio è piaciuta molto ad Alessandro Baricco. A che punto è il tuo progetto? Ci sarà anche una partecipazione dello scrittore?

Alesssandro mi ha fatto da tutor durante il mio terzo anno alla Holden, ha seguito praticamente quasi tutta la scrittura, dall’ideazione alla stesura finale. Non è una storia facile da produrre in questo periodo storico, è praticamente il frutto di tutto quello che ho vissuto prima dei 20 anni, è molto autoriale e per questo è molto piaciuta sia ad Alessandro che allo sceneggiatore Antonio Leotti (Radiofreccia, Vallanzaska, Il Partigiano Johnny…), ma purtroppo non è una commedia. Al momento la sto portando avanti con una casa di produzione nata questo luglio, ma siamo ancora agli inizi. Io ci credo molto a questa storia e ho un’urgenza estrema di portarla sullo schermo. La nostra generazione, se non la raccontiamo noi, chi la racconterà? E se nessuno lo farà, andremo persi, come lacrime nella pioggia.

Prima di concludere, saluto e ringrazio Adriano Giotti sperando di averlo presto di nuovo ospite della rubrica.

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Greta Colli (Cinema Bendato) - 15 gennaio 2014

Chewing-gum è una bolla che sta per scoppiare, una pancia che non crescerà mai.

Chewing-gum è l’incontro di due mondi distanti, di due età diverse.

Chewing-gum è sedersi in riva al mare e appoggiare la testa sulla spalla di chi hai vicino.

Chewing-gum è un bambino scomparso che sa dove si è nascosto ma non sa se vuole tornare indietro.

Chewing-gum è una donna che si è persa ma vorrebbe ritrovare la strada.

Chewing-gum è desolazione ma anche scoperta, di sé, dell’altro.

Chewing-gum è una Storia.

Sono le 10.00 del mattino di un giovedì qualsiasi e oggi il cielo su Roma è più bianco che mai. San Lorenzo si sta svegliando e il rumore delle saracinesche ti sbatte nelle orecchie. Tazzine di caffè si toccano e l’odore dei cornetti appena sfornati ricorda allo stomaco che ancora non hai fatto colazione.

Mi sono data appuntamento con il regista Adriano Giotti di fronte al caffè Celestino. Chi non fosse di Roma deve sapere che Celestino è uno dei bar più affollati di questa famosa zona universitaria e non a caso dalle finestre di fronte penzolano striscioni di vicini intolleranti e stanchi degli schiamazzi notturni. “Fatece dormì”, dicono.

Aspetto fuori fumando una sigaretta, segnandomi le ultime domande che ho pensato. Devo intervistare il regista del cortometraggio Chewing-gum, Adriano Giotti toscano di nascita e trapiantato a Roma da diversi anni. Pochi minuti e siamo seduti al tavolino, rigorosamente fuori incuranti del freddo. Dopo una veloce presentazione gli chiedo se posso registrare le risposte che mi darà, dato l’orario e la mia poca memoria mattutina. “Nessun problema” dice con voce bassa, sorridendo. Il caffè è pronto, il registratore acceso e noi siamo curiosi di ascoltare la sua storia.

Ripercorriamo la sua biografia a livello di studi: dopo essersi laureato in Scienze della comunicazione e semiotica si iscrive al master della scuola Holden di Torino con una specializzazione in story-telling e scrittura creativa, meritandosi alla fine una borsa di studio che gli permetterà di seguire il terzo anno in maniera completamente gratuita. Un percorso di scrittura quindi ed è proprio da qui che comincio domandandogli...

 

Visto il suo background, ti senti più vicino al ruolo di regista o di sceneggiatore? E quanto pensi siano distanti queste due figure professionali?

“Io mi definisco più che altro regista perché riesco a mettere in scena qualsiasi immagine riuscendo a trovare il modo di entrarci, poi è ovvio che proprio grazie al mio background, essendo io uno che scrive da quando ero adolescente, mi sono reso conto che certe storie o le scrivi da te o è difficile trovare persone che riescano ad avere il tuo stesso punto di vista. Dopo tutto quello che caratterizza un autore è lo sguardo ed è proprio con lo sguardo che puoi affrontare certi argomenti e quindi quel punto di vista diventa la formazione di tutto quello che tu sei stato fino al tempo zero in cui cominci a scrivere. Di conseguenza è molto difficile trovare qualcuno che riesca ad avere o condividere uno sguardo simile al tuo, perciò ti rendi conto che alcune storie sei costretto a scriverle da solo. Io odio scrivere o comunque se scrivo è solo perché voglio che quelle parole siano messe in scena. Io scrivo quando sono costretto a scrivere ed è per questo che mi definisco solo un regista e quando dico costretto intendo da necessità interna. Quando ho cominciato la Holden volevo fare lo scrittore ma durante gli anni mi sono reso conto che i miei racconti diventavano sempre più fisici, sempre più visibili e leggendoli non troverai mai la descrizione di uno stato d’animo ma solo dei personaggi che compivano un’azione e, da questa azione, chi leggeva doveva capire perché era stata fatta quella determinata scelta e soprattutto con che tipo di stato d’animo. Credo che questo sia cinema. Un’altra cosa importante è che nessuno mi ha mai pagato per scrivere un racconto, però per fare i video sì e di conseguenza sei più incentivato a buttarti sul mondo dell’immagine. Durante gli anni alla Holden cominciai a girare video anche per sperimentare insieme agli altri allievi, avevo delle idee e le volevo mettere in scena e lì mi accorsi che il ruolo del regista lavora su di una comunicazione partecipativa, in un gruppo di tante persone che condividono un momento, mentre invece la scrittura è solitaria. Per me il cinema è come un atto sessuale e la scrittura è masturbazione, qualcosa che puoi fare da solo nella tua soffitta con una candela accesa ed è un sacrificio che non sono più disposto a fare”.

 

Allora cos’è per te “la storia”, intesa come scheletro di quello che sarà poi un video o un cortometraggio?

“C’è una popolazione indiana che si chiama Marianes, così povera che può nutrirsi solo di insetti. Ecco, io ho iniziato a fare cinema nel periodo della crisi e avevo a disposizione solo due cose per far arrivare le immagini: la storia e gli attori. Non hai i mezzi, non hai il tempo, la troupe prendi quella che trovi e allora l’unica cosa che hai è la storia e le emozioni che solo gli attori possono darti. La storia è tutto.

L’anno scorso ho partecipato e vinto al 48H Film Project con il cortometraggio Abbiamo tutta la notte (ndr.) e 25 ore le ho spese per lavorare solo sulla sceneggiatura perché fino a che non sono completamente soddisfatto di quello che scrivo, io non giro. Io sono consapevole della mia velocità nello girare, però non riesco a girare una storia che non mi convince perché, ripeto, la storia è tutto. La storia è l’emozione che ti rimane infatti nessuno si ricorda di una buona fotografia ma dell’idea, appunto”.

 

Dici di aver cominciato a fare cinema in un momento di crisi e nel tempo hai sfruttato la possibilità di lavorare con case di produzione e distribuzione indipendenti, vedi ora la Zi&Pa Pictures che dal 19 dicembre ha distribuito il tuo ultimo lavoro “Chewing-gum”. Ecco, quale pensi sia il modo migliore per approcciare a queste nuove realtà che stanno sempre più prendendo piede? Che consiglio daresti ad un regista che vuole presentare un lavoro avvicinandosi a giovani che, come lui ma sotto un altro campo professionale, cercano di “tirarsi fuori” dalla crisi?

“Innanzi tutto penso si debbano scegliere bene le persone alle quali proporre la storia perché spesso dire giovane significa dire entusiasmo ma non per questo tutti si danno da fare come dovrebbero. Io ad ora non posso fare altro che parlarne bene perché quest’anno ho potuto collaborare con due case di produzione indipendenti molto brave. Con la Diero ho lavorato al cortometraggio “Piume” che uscirà quest’anno e grazie a loro sono riuscito ad avere dei finanziamenti dall’Apulia Film Commission e dalla Banca Carime, quindi hanno saputo muoversi molto bene, pur essendo una casa di produzione nata da tre anni. Un’altra esperienza è nata con la Lumen Film, casa di produzione con cui ho girato “A vuoto”, una storia che avevo nel cassetto da due anni ma che non ho mai potuto girare. Con loro ho ricevuto dei finanziamenti dalla Toscana Film Commission e tramite il crownfunding. Detto questo, a Roma tutti fanno cinema, tutti fanno corsi e tutti sono attori per cui bisogna stare attenti a dove mettere i piedi perché, ripeto, non chiunque può lavorare in questo campo. Fare cinema significa non avere orari, essere molto flessibile e soprattutto vuol dire sottostare a delle tempistiche e molta gente non ha questa forma mentis e si perde nella città come una goccia nel mare. Oggi non basta più avere solo il talento, serve la professionalità.

 

Tu riesci a vivere di cinema?

“Sì perché ormai sono diversi anni che lo faccio e soprattutto lavoro su diverse cose. Al momento sto finendo un corso come insegnante di sceneggiatura alla Feltrinelli e a volte mi capita di lavorare nelle scuole di regia con diversi workshop, in più giro videoclip per band emergenti e se riesci a girare uno, due videoclip al mese bene o male riesci a portarti a casa la paga. Oltre a questo mi capita di lavorare sia come montatore che come operatore e posso considerarli dei bonus che mi entrano. Il mio vantaggio credo sia sempre stato il fatto di essere uno che scrive, dirige e monta perciò rappresento tre figure in una e al cliente fa comodo poter lavorare con una sola persona che sappia muoversi su diversi campi”.

 

Parliamo del tuo ultimo lavoro “Chewing-gum”. Prima di questo troviamo “Abbiamo tutta la notte” che ha vinto al 48H Film Project e che per obbligo di genere doveva essere girato in stile fantasy. Ora, com’è nata la storia di Chewing-gum che racconta sicuramente un mondo più reale e tangibile?

“Chewing-gum è praticamente nato al tavolo dove siamo seduti adesso, a giugno 2012. Eravamo io e Francesca Renzi, la ragazza protagonista del cortometraggio (ndr.) e lei cominciò a raccontarmi la storia di questa prostituta che incontra un bambino per caso e comincia a seguirla, in più era interessata al tema dell’aborto. Ovviamente lei essendo un’attrice mi lanciò la storia in maniera molto vaga ma mi piacque subito l’idea. Io miro a storie reali e questa mi sembrava adatta”.

 

Nel cortometraggio i protagonisti sono la prostituta e il bambino. Quanto è stato difficile lavorare con un bambino e soprattutto fargli capire che tutto quello che ha intorno è pura finzione?

“All’inizio un minimo di preoccupazione c’è stata anche perché tutti parlano della difficoltà che si riscontra lavorando con un bambino e poi qui c’erano molti dialoghi. Devo dire che lui è stato fantastico, per me è proprio un talento naturale e infatti l’ho richiamato anche per un videoclip. Quando gli dicevo che doveva essere contento, lui mi faceva una faccia allegra, vera e riusciva ad entrare dentro le cose. Con il bambino di “Piume”, invece, essendo più piccolo ho dovuto improvvisare molto mettendo tutto su un piano di gioco”.

 

Un progetto nel cassetto che vorresti realizzare se ne avessi la possibilità?

“Ho un cassetto infinito che contiene due lungometraggi. Sia la Lumen Film che la Diero sono interessate a produrli ma è molto difficile oggi come oggi riuscire a lavorare su dei progetti più impegnativi, soprattutto per un esordiente”.

 

Come funziona il mondo del cinema secondo Adriano?

“C’è chi crea e chi seleziona le idee. Chi crea è quasi sempre gente sotto i trent’anni o poco più grandi, mentre invece chi seleziona le idee ha sui cinquant’anni circa per cui c’è un gap generazionale molto forte. All’estero tutto questo è stato superato, in Italia ancora no e questo perché qui le storie sono scritte per avvicinarsi ad un pubblico che come età media supera i cinquanta. Allora il problema che si viene a creare è che la nostra generazione non la racconta nessuno o comunque difficilmente in un corto si racconta come vivono i giovani della nostra età, quali sono i problemi, i desideri, i sogni e le paure. Se nessuno parla di queste cose noi verremo spazzati via e non lasceremo nessuna traccia”.

 

A noi del Cinema Bendato, Giotti una traccia l'ha lasciata e si chiama Chewing-gum.

Speriamo che possa colpire anche voi.

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Francesco Massaccesi (Indipendenti dal Cinema) - 30 dicembre 2013

Anna, una giovane prostituta che vive alla giornata seguendo gli ordini del suo protettore, incontra per caso Toni, un bambino scappato di casa e cercato da tutta la città: nel poco tempo passato insieme, tra i due si stabilisce uno strano rapporto, quasi una complicità, qualcosa che porterà la ragazza a ripensare e a rivalutare la propria vita e le proprie scelte.

Una storia apparentemente semplice, un incrocio casuale di destini dove un bambino fin troppo sveglio sembra stimolare la sfida alla vita di una prostituta dallo sguardo dolente eppure dignitoso (interpretata da Francesca Renzi con la misurata intensità necessaria); una piccola opera girata (quasi) tutta sotto il sole della bella stagione, in una città presa dal caldo e dall’indifferenza, dove solo davanti al mare si può trovare un po’ di tranquillità.

La forza principale di Chewing-Gum (titolo derivato dal continuo masticare gomma della protagonista) è proprio nella sua messa in scena di una realtà sociale scomoda, fatta di perdenti che non hanno neanche più desiderio di modificare la propria esistenza in meglio; se c’è un difetto che si può imputare al corto, è forse il gettare dei messaggi di rivalsa (sia più che meno diretti) solo a giochi fin troppo fatti, quando un maggiore approfondimento sarebbe stato ancora più apprezzabile.

Praticamente nulla da eccepire sul piano tecnico e, tra gli attori, gli appassionati riconosceranno il teatrante e doppiatore veterano Enrico Di Troia nella piccola parte del barista; diretto da Adriano Giotti, prodotto da Kahuna Film/Room Zero e distribuito dalla Zi&Pa Pictures, Chewing-Gum è già stato presentato in diversi concorsi come il Giffoni o il Cinechildren International Film Festival.

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Sabina Bianconiglio - 23 dicembre 2013

Questo cortometraggio affronta un tema importante e delicato (non rivelo qui di cosa si tratta).

La regia e gli attori sono convincenti e bene interpretano i propri ruoli. Quello che maggiormente mi ha colpito sono le piccole cose, quei dettagli in cui spesso ci imbattiamo ma ai quali sovente non diamo attenzione: il bambino che regala un origami alla ragazza (la protagonista) "l'ho fatto per te" dice il bambino con gli occhi grandi; il bambino che con spontaneità regala un abbraccio mentre sono in spiaggia a guardare il mare.

L'importante incontro (?), quello tra la protagonista e il bambino è ciò che cambierà radicalmente le scelte fatte (o imposte) della giovane ragazza.

Consiglio di vedere questo cortometraggio che cattura l'attenzione dello spettatore; una storia che regala un misto di emozioni durante la visione del film ma che offre alla fine un inevitabile sorriso e ci invita alla riflessione.

 

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Uscito il: 19 dic. 2013

Prima TV: 6 feb. 2014

Durata: 18 min.

Genere: Drammatico

Paese: Italia

Lingua: Italiano

Aspect ratio: 2,35:1 (16:9)

Sound mix: 2 canali

Formato: File HD digital

Audio: Stereo

Video: HD 25fps

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